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Boho chic: eleganza originale ed estrosa.

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Boho chic: eleganza originale ed estrosa.

Se siete persone originali, estrose, con un gran voglia di raccontare la vostra unicità anche attraverso gli spazi della vostra casa, lo stile boho chic fa decisamente per voi!

Il nome di questo stile deriva dall’unione del termine bohemian, che richiama lo stile di vita di intellettuali ed artisti del XIX secolo, la parola francese chic, sinonimo di eleganza. Nasce agli inizi del 2000, come nuova tendenza nel settore della moda destinata a raggiungere presto anche quello dell’interior design.

Lo stile boho chic è un piccolo universo di citazioni e suggestioni: far west, movimento hippy, stile etnico e quello nordico. Unisce tratti più minimali ad altri decisamente ricchi ed estrosi: la parola chiave è originalità, ed infatti si compone di molti pezzi unici, al punto che ogni casa acquisisce inevitabilmente una propria personalità spiccata e totalmente diversa da ogni altra.

Tra innovazione e tradizione.

Il fascino del boho chic è dato proprio dall’essere un originale mix tra ciò che è moderno e nuovo e ciò che invece è vintage. Ogni spazio così si anima di ricordi, aneddoti e storie da raccontare legate alla vita degli abitanti della casa. Nessuna casa in stile boho chic assomiglia ad un’altra perché tutte le persone sono uniche nel loro vissuto.

Eppure, alcuni elementi di questo stile possono essere riconoscibili.

Avete presente il Coachella Music Festival, che si svolge in California annualmente? Bene, l’atmosfera che si respira e soprattutto la mise dei partecipanti e del pubblico sono perfettamente in stile boho chic.

Colori sgargianti ma anche al contrario chiari e candidi, stoffe per lo più naturali, richiami hippie, un’eccentricità che punta ad un’armonia ed una serenità senza tempo.

L’arte di riciclare.

Un’ altra caratteristica importante dello stile boho chic è la sua sostenibilità: gran parte dei suoi elementi si ottengono donando nuova vita e funzionalità ad oggetti ed arredi del passato.

Questa operazione non è solo “etica” ma anche molto affascinante e, in un certo senso, artistica: bisogna diventare maestri nella ricerca di vecchi cimeli e tesori, facendo rivivere i ricordi più preziosi. Ci vuole pazienza e creatività: una casa boho chic è in continua trasformazione.

Gli elementi dello stile boho chic.

In particolare l’arredamento boho chic prevede l’utilizzo di:

  • accessori ed arredi dal sapore etnico;
  • mobili per lo più in legno grezzo o in arte povera;
  • filati naturali come il cotone, il lino, stoffe ricamate finemente, tessuti San Gallo, ecc.;
  • piante e fiori anche esotici, veri o artificiali come i kokedama;
  • arredi e complementi di classe, anche moderni, magari trattati con colori luminosi come l’oro e l’argento;
  • dettagli colorati, accessori stravaganti, decorazioni anche mistiche o dal mood spirituale o religioso come cuori votivi, crocifissi, santini, ecc.

Lo stile boho chic è davvero particolare e richiama molto quelle case coloniali di un tempo, ricche per qualità dei mobili, rasserenanti, vivaci ma allo stesso tempo composte.

Questo genere mixa dettagli ed arredi di terre lontane con il gusto europeo e grazie all’abilità di un progettista si potrà portare questa atmosfera anche nelle case urbane di oggi.

Molto utilizzate nell’arredamento in stile boho chic sono le lanterne orientali, i pouf multicolore etnici sia provenienti da isole lontane sia realizzati in Italia.

Immancabili sono poi complementi d’arredo iconici che donano maggiore modernità agli ambienti: tappeti, quadri e stampe, specchi, poltrone in vimini o midollino, ma anche sedute da appendere al soffitto.

Tutto però deve essere di gran classe: questa è la sostanziale differenza tra boho ed il più comune etnico.

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Linoleum, una soluzione vantaggiosa per il tuo pavimento!

Linoleum, una soluzione vantaggiosa per il tuo pavimento!

Il pavimento è una delle componenti più importanti quando si parla di ristrutturare la propria casa. Scegliere il materiale più adatto potrebbe sembrare scontato, ma non lo è affatto: a giorno d’oggi i materiali disponibili sono sempre di più.

Se quelli di ultima generazione offrono vantaggi innovativi, anche quelli più tradizionali possono riservare delle sorprese e diventare delle nuove tendenze.

Uno di questi è proprio il linoleum, uno dei materiali ormai più in voga del momento. Uno dei suoi più grandi pregi è la sostenibilità e la capacità di adattarsi a molti stili ed ambienti differenti.

Inventato in Scozia negli anni ’60, viene oggi utilizzato per edifici pubblici e privati, per ambienti esterni, interni e per capannoni industriali.

Degno di nota è l’incremento del suo utilizzo proprio in ambito privato: resiliente, facile da curare e altamente igienico.

Linoleum: un identikit.

Il linoleum è un materiale totalmente amico dell’ambiente: la sua ecosostenibilità è dovuta alla sua composizione in materie prime naturali quali resina, sughero, tuta, olio di semi di lino.

Si tratta di un rivestimento resiliente ed elastico, piuttosto sottile, facilmente lavorabile e lavabile, nonché isolante ed impermeabile. È inoltre totalmente riciclabile, dura a lungo ed ha proprietà antiscivolo, che lo rendono anche piuttosto sicuro in caso di bambini ed anziani. Quest’ultima caratteristica giustifica chiaramente il suo ampio utilizzo, nel corso dei decenni, in edifici pubblici come ospedali, scuole, palestre, aeroporti, biblioteche, cinema.

Come detto sopra, attualmente il suo utilizzo si sta decisamente diffondendo anche in ambito privato, grazie alla sua versatilità e resistenza, nonché alla sua capacità di creare ambienti caldi, accoglienti, confortevoli. Via libera dunque al suo utilizzo in alberghi ed abitazioni, tenendo presente che scegliere il linoleum come rivestimento significa optare per una soluzione rapida ed efficiente.

Un pavimento in linoleum può essere velocemente sovrapposto ad una pavimentazione preesistente oltre che disposto come supporto di nuova costruzione.

Qualche svantaggio: tende a deformarsi nel tempo a causa di temperatura e sbalzi termici, nonché dell’umidità che può essere presente in ambienti come il bagno o la cucina; necessita davvero di una posa a regola d’arte, che eviti la formazione di sacche d’aria o umidità sotto la sua superficie, col rischio di compromettere l’ambiente circostante.

Ricapitolando, un pavimento in linoleum è una soluzione economica, pratica ed ecologica, perfetta se il budget di ristrutturazione è contenuto.

Basti pensare che il suo costo base di partenza si aggira sui 22 euro al mq, indecentemente dal taglio a piastrella o a rotolo. Una variazione di prezzo è prevista sulla base della tipologia e dello spessore.

Come posare il linoleum.

Il linoleum può essere posato a colla oppure a secco. Scegliere fra le due tipologie dipende molto dal tipo di ambiente circostante al pavimento: se l’esigenza primaria è l’igiene conviene optare per una posa a secco, che garantisce una pulizia più facile ed efficace, mentre per un piccolo ambiente senza esigenze particolari si può scegliere invece una posa a colla, perfetta in caso di un taglio del linoleum a piastrelle.

La praticità di questo materiale si traduce nella possibilità di poterlo installare in autonomia, sebbene sia fondamentale fare molta attenzione ad evitare la formazione di sacche d’aria o di umidità, come detto sopra. È consigliabile, a questo proposito, aiutarsi con uno spazzolone per meglio stenderlo ed evitare corrugamenti.

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Burocrazia edilizia: quello che devi sapere, senza stress.

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Burocrazia edilizia: quello che devi sapere, senza stress.

Spesso si pensa di ristrutturare la propria casa autonomamente, senza sapere a quante complicazioni burocratiche si vada incontro.

Noi di Ristrutturare Casa Italia vogliamo proporvi una breve guida, facile ed intuitiva, su quali sono le principali pratiche edilizie (e non solo) necessarie per le ristrutturazioni.

Non sempre è necessaria una pratica edilizia per ristrutturare casa, anche se lo è nella maggior parte dei casi. Ci sono inoltre documenti collaterali che vanno allegati o comunque che potrebbero essere richiesti.

Bisogna tenere presente che è una materia estremamente complessa dal punto di vista legale, regolamentata non solo a livello nazionale ma anche regionale e comunale. La casistica pertanto è davvero infinita, e quindi è sempre necessario rivolgersi a professionisti che esaminino il vostro caso e curino le migliori soluzioni per voi. Noi di Ristrutturare Casa Italia metteremo a vostra disposizione professionisti altamente qualificati, che sappiano guidarvi passo dopo passo.

Perché le pratiche edilizie sono importanti?

Presupposto obbligatorio per poter fruire delle detrazioni fiscali, è che la casa sia in regola.

Lavori eseguiti senza pratica edilizia quando era necessaria, o con pratiche edilizie incomplete e/o sbagliate, non hanno diritto alle detrazioni fiscali, che possono essere revocate dall’Agenzia delle Entrate fino a cinque anni dopo quello di godimento, anche con la restituzione delle somme già godute.

La burocrazia edilizia.

Il riferimento legislativo italiano per tutto ciò che riguarda i procedimenti edilizi privati è il Testo Unico dell’Edilizia D.P.R. 380/2001.

Questo testo normativo si riferisce a tutte le opere edilizie nel loro complesso, quindi sia ristrutturazioni che nuove costruzioni.

I tipi di interventi edilizi possibili sono stati suddivisi, all’art. 3 del T.U.E. in sei categorie, sulla base del loro impatto sull’assetto edilizio complessivo:

  1. Manutenzione Ordinaria
  2. Manutenzione Straordinaria
  3. Restauro e Risanamento Conservativo
  4. Ristrutturazione Edilizia
  5. Nuova Costruzione 
  6. Ristrutturazione Urbanistica

Le due categorie che interessano la maggioranza delle ristrutturazioni sono le prime due: manutenzione ordinaria e straordinaria.

Mentre le ultime due riguardano interventi di demolizione e ricostruzione di edifici, la terza e la quarta riguardano gli edifici vincolati, cioè una minima parte degli edifici costruiti.

È importante poi tenere presente che i Piani Regolatori Comunali disciplinano le categorie di intervento applicabili ad un singolo edificio o una determinata parte del territorio.

Sicuramente le prime due categorie di intervento sono sempre applicabili a tutti gli edifici esistenti, in quanto fondamentali per garantirne la funzionalità.

Inoltre è bene ricordare che nessun intervento edilizio può essere effettuato su edifici che presentano abusi o difformità.

Quali opere rientrano nella manutenzione ordinaria?

Rientrano in questa categoria “gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti”.

Si parla quindi di pavimenti, sanitari, porte, finestre, finiture varie, rivestimenti ecc. ma anche di controsoffitti, rifacimento di intonaci, condizionatori, pannelli fotovoltaici e riparazione degli impianti esistenti.

Quali opere rientrano nella manutenzione straordinaria?

Rientrano in questa categoria “le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino mutamenti urbanisticamente rilevanti delle destinazioni d’uso implicanti incremento del carico urbanistico. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso. Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono comprese anche le modifiche ai prospetti degli edifici legittimamente realizzati, necessarie per mantenere o acquisire l’agibilità dell’edificio ovvero per l’accesso allo stesso, che non pregiudichino il decoro architettonico dell’edificio, purché l’intervento risulti conforme alla vigente disciplina urbanistica ed edilizia e non abbia ad oggetto immobili sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”.

Si parla quindi di lavori edilizi ed impiantistici oppure di interventi rilevanti dal punto di vista urbanistico.

Le pratiche edilizie.

In caso di opere rientranti nella manutenzione ordinaria non è necessario presentare alcuna pratica edilizia, infatti si sta parlando di edilizia libera. Attenzione però: alcuni comuni possono comunque richiedere la presentazione di una comunicazione per determinati tipi di interventi rientranti nella manutenzione ordinaria

Invece, in caso di opere rientranti nella manutenzione straordinaria, ma senza l’esecuzione di opere strutturali, la pratica edilizia da presentare è la CILA. In questo caso la manutenzione straordinaria si dice “leggera” ed è la classica tipologia di intervento della maggior parte delle ristrutturazioni.

Per le opere rientranti nella manutenzione straordinaria ma che prevedono anche l’esecuzione lavori strutturali, la pratica edilizia da presentare è la SCIA. In questo caso si parla di manutenzione straordinaria “pesante”.

La CILA.

La sigla CILA sta per comunicazione di inizio lavori asseverata. Da ciò si evince che:

  1. è una comunicazione e non una richiesta di autorizzazione

2) deve essere asseverata: cioè ci deve essere qualcuno che, apponendo un timbro e una firma, certifichi che tutto quello dichiarato nella pratica edilizia è corretto. Questo qualcuno è obbligatoriamente un tecnico abilitato: architetto, ingegnere o geometra.

In sintesi la pratica dovrà contenere:

  • la comunicazione resa su un modello a firma del titolare di diritti sull’immobile (proprietario, usufruttuario, locatario, etc.); 
  • l’asseverazione a firma del tecnico abilitato, anche questa resa su un modello; 
  • una serie di allegati (documenti di identità di tutti i soggetti coinvolti, ricevuta di versamento dei diritti di segreteria – solitamente tra i 50 e i 300 euro -, gli elaborati progettuali – solitamente una relazione, una pianta dello stato di fatto ed una pianta del progetto). Può inoltre essere necessario allegare: piante con gli schemi impiantistici, stima dei rifiuti prodotti dalle demolizioni con relativo contratto di discarica per lo smaltimento, dichiarazione di affidamento di incarico al tecnico con sua dichiarazione di avvenuto pagamento, DURC dell’impresa con dichiarazione di contratto collettivo applicato, titolo di proprietà dell’immobile, planimetria e visura catastale.

Resta ferma la possibilità per Regioni e Comuni di introdurre obblighi documentali non previsti dalla normativa nazionale.

Burocrazia collaterale.

Vi è poi un’ulteriore burocrazia da adempiere, non sempre obbligatoria, che prevede:

  • Notifica preliminare
  • Piano di sicurezza
  • Relazione ex. Legge 10
  • Pratica al genio civile

La notifica preliminare è una comunicazione che deve fare il proprietario di casa (o il titolare della pratica edilizia) e che deve essere indirizzata all’ASL e all’Ispettorato del Lavoro.

Ha lo scopo di comunicare a tali enti che verrà aperto un nuovo cantiere e si tratta di un documento relativamente semplice da predisporre: contiene i dati anagrafici del cantiere, del proprietario, dei tecnici e delle imprese coinvolte, la durata presunta dei lavori e l’importo degli stessi. È obbligatoria solo quando i lavori superano complessivamente i 200 uomini/giorno o sono affidati a più di un’impresa.

Queste ultime condizioni fanno scattare anche un altro obbligo per il proprietario di casa: nominare il coordinatore per la sicurezza (ovvero un tecnico abilitato che si occupa di vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza durante i lavori nel cantiere e di redigere il piano di sicurezza e coordinamento).

Burocrazia finale.

Alla fine dei lavori è necessario produrre:

  • variazione catastale (ovvero la comunicazione all’agenzia del territorio – il catasto – della nuova distribuzione interna dell’immobile e deve essere fatta solo se sono state demolite/costruite/spostate pareti.
  • comunicazione di fine lavori (nella quale si comunica ufficialmente la chiusura della CILA aperta. Ad essa deve essere obbligatoriamente allegata una planimetria della casa per come effettivamente realizzata più eventuali altri documenti, normati da Regioni e Comuni).
  • segnalazione certificata di agibilità (una segnalazione fatta dal proprietario – ed asseverata da un tecnico abilitato – che si sostituisce dal 2001, alla precedente abitabilità. È il documento che virtualmente chiude a tutti gli effetti una ristrutturazione.

In conclusione è facile notare come, anche per un procedimento edilizio oggettivamente semplice, sia inevitabile una serie di adempimenti burocratici molto complessa, articolata e soprattutto estremamente variabile da caso a caso, di cui è impossibile fornire una trattazione approfondita.

Un’agenzia di ristrutturazioni chiavi in mano e ciò che fa al caso tuo, per evitare ogni stress, rischio o problema. Penseremo a tutto noi e potrai goderti solo il bello della ristrutturazione di casa tua.

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Nuova vita ai tuoi mobili col decapaggio!

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Nuova vita ai tuoi mobili col decapaggio!

Rinnovare la propria casa in modo ecosostenibile è ancora più conveniente per te e per l’ambiente. Spesso non occorre sostituire completamente l’arredamento: basta dare nuova linfa a quello esistente.

Se qualche mobile ormai non è più di vostro gusto e ha decisamente molti anni di vita, potrebbe essere la perfetta occasione per cimentarvi in una pratica antica ed affascinante, dai risultati sorprendenti.

Stiamo parlando del decapaggio, una tecnica raffinata che è quasi un’arte e che potrebbe rivelarsi anche molto divertente da soli o in compagnia.

Consiste nel rimuovere lo strato superficiale della vernice di un mobile per conferirgli un aspetto volutamente consumato e dare l’impressione che sia molto più antico. È una strategia che consente di ridare nuova vita a mobili che magari, per molti motivi, ci hanno stufato o sono danneggiati.

A cosa serve?

Il termine decapare deriva dal francese decapèr, che significa rimuovere la cappa, la copertura, e la tecnica ha origini molto antiche, rintracciabili alla metà del 1700 circa.

Gli artigiani decapavano il legno per proteggerlo dai tarli, lavandolo prima con la soda e passando poi una mano di calce con cui disinfestarne pori e fessure.

Oggi numerosi corsi di fai da te hanno permesso la riscoperta e diffusione di quest’arte manuale che permette di recuperare mobili antichi o semplicemente di renderli più affascinanti ed adatti a precise esigenze di gusto.

È infatti sempre più diffuso il cosiddetto shabby chic, uno stile basato sull’utilizzo di un arredamento volutamente antichizzato, con l’utilizzo di vernici dalle tinte tenui, quasi sbiadite, che richiamano l’epoca vittoriana o addirittura rinascimentale.

Sono oggetto di decapaggio non solo mobili vecchi, ma anche in legno grezzo: si può lavorare quindi anche su elementi di arredamento appena acquistati.

La giusta tecnica.

Per decapare un mobile occorre innanzitutto avere i giusti strumenti: occhiali, guanti protettivi, un pennello piatto, una spazzola metallica, della lana d’acciaio, meglio se a grana extra, stucco, carta vetrata, vernice acrilica chiara e scura.

Per procedere è opportuno trovarsi all’aperto o in un locale ben ventilato, dal momento che si utilizzeranno vernici e si produrranno sostanze nocive come polveri sottili; è inoltre consigliabile dotarsi delle giuste protezioni, come una tuta, dei guanti, degli occhiali e una mascherina.

Prese queste precauzioni, si può iniziare a decapare il proprio mobile:

  1. carteggiare con la carta vetrata per rimuovere accuratamente la vernice
  2. Stuccare le parti danneggiate e lasciare asciugare
  3. Spazzolare la superficie del legno con la spazzola metallica, in modo da creare piccoli solchi che faciliteranno la penetrazione della cera
  4. Impregnare la lana d’acciaio con la pasta di cera e spalmarla sul legno
  5. Lasciare asciugare per circa 30 minuti
  6. Usare di nuovo la lana d’acciaio, immersa questa volta nella cera più scura, per rimuovere la cera chiara ed ottenere l’effetto desiderato
  7. Lucidare il mobile secondo il proprio gusto

Tipologie e manutenzione.

La manutenzione di un mobile decapato non richiede altro che la rimozione della polvere in eccesso ed un panno imbevuto di cera chiara per mobili. Le tipologie di questa tecnica invece sono molte: shabby chic, per una casa elegante e raffinata, shabby french per richiamare atmosfere francesi di fine Ottocento, shabby total white se gli arredi saranno totalmente bianchi, country chic per un effetto rustico ma elegante, rustic worn per un rustico vissuto.

È possibile decapare moltissimi mobili diversi: poltrone, sedie, sgabelli, tavoli di qualunque forma e dimensione, divani, specchiere, armadi, madie, mensole, cassettiere.

Potrete davvero dare sfogo alla vostra creatività!

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Calore e comfort con il grès effetto legno.

Calore e comfort con il grès effetto legno.

Il grès porcellanato effetto legno è una scelta sicuramente innovativa, perché si parla di un tipo di ceramica compatta, lavorata fino a raggiungere un alto grado di durezza e resistenza ad agenti chimici ed atmosferici, nonché a sollecitazioni meccaniche come graffi, abrasioni, flessioni, urti. Il grès effetto legno è inoltre impermeabile ai liquidi, ma senza l’utilizzo di impermeabilizzanti chimici, vernici o resine, cosa che lo rende un materiale molto più salubre rispetto ad alternative simili.

Quante sensazioni può dare un pavimento sotto i nostri piedi? Infinite. Calore, sicurezza, comfort, pulizia, ricercatezza. Nel vasto panorama delle possibilità di rivestimento, il nostro showroom in questo articolo ve ne propone una che raduna tutte queste caratteristiche e non solo.

Una caratteristica importante per qualunque pavimento è quella di essere il più possibile resistente al tempo ed all’usura: il grès porcellanato effetto legno sicuramente soddisfa queste esigenze, essendo un rivestimento ideale per qualunque zona della casa. Non assorbe odori e non rilascia sostanze nocive per l’uomo, non si usura nel tempo e resiste ad un elevato calpestio.

È questa una scelta notevole anche da un punto di vista strettamente estetico: il calore armonioso del legno, elegante e raffinato, si combina ad una serie di vantaggi rispetto ad un’alternativa in vero legno o in altri materiali che lo imitano. Infatti non è solo economicamente più conveniente, ma anche più ecologico, dal momento che previene la deforestazione e predilige l’utilizzo di materiali di scarto (argille, sabbie e feldspati) che ne fondano la resistenza.

La sua versatilità lo rende ottimo per gli interni come per gli esterni ed è possibile sbizzarrirsi con le molteplici possibilità cromatiche e di texture: spesso si scelgono colori chiari, perfetti da abbinare a decine di altre tonalità, per gli effetti più estrosi ed originali. Ma non sono da sottovalutare neppure le sue tonalità più scure, come ad esempio il marrone o il nero, che ben si prestano a contrasti piacevoli, sorprendenti, da valorizzare e bilanciare con l’illuminotecnica; così come può essere un’ottima alternativa il grigio, che in accostamento a tonalità più forti ed accese rimane neutro ma viene valorizzato al massimo.

È un materiale facile da gestire nel tempo, non necessitando di tutte le cure specifiche di cui invece ha bisogno un pavimento in parquet, e per tenerlo pulito è sufficiente acqua ed un detergente specifico per pavimenti.

È quindi un materiale jolly, adatto ai più diversi stili di arredamento: dai più classici ai più moderni, dal minimal ai più eccentrici, proponendo un’eleganza ed una semplicità durature, che non passano mai di moda.

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Romanticismo e natura: lo stile provenzale.

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Romanticismo e natura: lo stile provenzale.

Chi è stato in Provenza almeno una volta nella vita, sicuramente subirà il fascino dello stile provenzale: quell’atmosfera tersa, lenta, poetica, che accompagna le campagne e le città del sud della Francia.

Un’aura che rimane nel cuore e che sa ispirare, al punto da non riuscire a dimenticarla. Se desiderate portarla con voi, nella vostra casa, sappiate che è possibile!

Ma andiamo con ordine: innanzitutto lo stile provenzale affonda le sue radici nel 1600, nella Versailles di Luigi XIV che ingaggiò i più prestigiosi artisti ed artigiani dell’epoca per renderla un’icona assoluta di lusso e stile. Gli influssi della capitale si diffusero presto anche in campagna, in particolare nel territorio provenzale.

Ed ecco che rustiche case contadine cominciano ad impreziosirsi di influenze lussuose provenienti da Parigi, segnando per sempre la cifra distintiva dello stile provenzale.

Oggi l’arredamento in stile provenzale si è ormai consolidato come uno dei più amati al mondo.

Ricordando lo shabby chic e lo stile country francese, si presenta come un affascinante mix di comfort, raffinatezza ed un’elegante rusticità che lo rendono sofisticato e genuino allo stesso tempo.

In particolare si differenzia dallo shabby chic sopra citato per l’atmosfera: qui infatti vige un mood più romantico, fatato, si azzardano di più tinte glicine, lilla, salvia, mentre nello shabby è preferito il candore del bianco e delle tinte neutre.

Colori naturali, tinte pastello e tanta fantasia.

I colori e la natura del sud della Francia splendono cristallizzati in questo genere di arredamento. Una vita semplice, en plen air, armoniosa e rilassata, sono la fonte di questa estetica così vivace ed accogliente.

La delicatezza è il comune denominatore dei colori e dei materiali usati: la lavanda spicca su tutti, dal fiore così diffuso in Provenza, che ogni anno regala meravigliose ed abbondanti fioriture.

Molto utilizzate anche tutte le altre tinte pastello (in particolare verde salvia ed azzurro) meglio se intrecciate con con varianti del bianco e dell’avorio, del blu e del giallo.

Lo stile provenzale utilizza molto anche i tessuti: soprattutto lino e cotone leggero, da usare con tende, cuscini, divani, sofà, biancheria e trapunte.

Le fantasie predilette sono invece quelle floreali.

I materiali.

Il legno è il principale materiale utilizzato in questo stile: si tratta però di legno recuperato e decapato a regola d’arte, ovvero sottoposto ad una tecnica che regale un aspetto antichizzato e vissuto.

Un altro materiale ricorrente, che si ritrova in sedie, testiere o tavolini, è il ferro battuto, di solito laccato di bianco o avorio.

Il gusto decorativo per far fiorire la tua casa.

Fiori, fiori ed ancora fiori! I motivi floreali sono il cuore di questo stile, che vuole rendere tutto il respiro delle campagne provenzali, la vitalità e le piccole gioie di una vita rilassata, in armonia con la natura ed i suoi colori.

Lavanda, salvia, ranuncoli, rose, margherite, gipsofila… è davvero vasto il panorama di possibilità da applicare a questo stile.

Il risultato sarà sorprendente: un profumato abbraccio di accoglienza e comfort, rinforzato dall’utilizzo di candele, cuscini, tendaggi, tappeti, mazzi di fiori freschi, saponette profumate, cesti di pot-pourri in materiali naturali come il vimini, ma anche pentole in rame e porcellane sapientemente esposte.

Come arredare in stile provenzale.

Potrai ricreare comunque un ambiente provenzale utilizzando tutti i topic dello shabby chic, arricchendoli con:

  • decorazioni che richiamano la provenza come quadretti naturalistici, magari con scritte in francese o simili.
  • tende e tessuti nei toni pastello;
  • fiori freschi o secchi come la lavanda, capace pure di regalare fragranze rasserenanti;
  • rivestimenti non prettamente bianchi, ma anche polverosi come il rosa cipria, il verde pistacchio o il salvia, il crema, il grigio, ecc.;

Lo stile provenzale è perfetto per arredare casa in campagna, ma pure nelle case al mare o di villeggiatura, dal momento che ispira leggerezza, primavera ed estate.

Nelle case rustiche poi si ha la possibilità di sfruttare proprio l’architettura tipica, cornice ideale per questo genere d’arredo.

Ed anche in questo caso può essere mitigato e personalizzato grazie all’intervento di un abile architetto.

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Pavimento alla veneziana: fascino dal sapore antico.

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Pavimento alla veneziana: fascino dal sapore antico.

Il pavimento alla veneziana è una scelta di arredo dotata di un grande fascino che sta tornando sempre più in voga: è in grado di conferire un’aura raffinata ed elegante a tutto l’appartamento, ma è necessario che venga posato a regola d’arte.

Viene infatti realizzato con una tecnica particolare, quella del seminato, che si inserisce in una lunga tradizione artigianale: attenzione ai materiali e ai metodi di posa sono aspetti fondamentali per chi voglia avere questo tipo di pavimento. Non si può certo improvvisare!

Il seminato veneziano è uno dei più antichi pavimenti nella storia dell’architettura: chiamato anche mosaico, battuto o graniglia, è caratterizzato da una base in tinta unita arricchita poi da tanti frammenti colorati, che in origine erano frammenti di cotto o scarti di altre lavorazioni.

Se anticamente la superficie di questo pavimento non era levigata, oggi invece lo è, così come viene utilizzata una grana decisamente più fine.

Se il materiale originale per realizzare il seminato veneziano è molto costoso, oggi fortunatamente esistono altre soluzioni che ci consentano di riprodurlo perfettamente a prezzi più economici: ancora una volta il grès si rivela un alleato prezioso. Molto resistente, versatile e di facile installazione, il grès porcellanato sarà in grado di garantirci un fascino “alla veneziana” senza tempo.

È una scelta stilistica sicuramente perfetta per gli amanti dello stile classico ma non solo: la sua finitura ha la capacità di adattarsi perfettamente a qualunque stile o arredamento, grazie ad una palette cromatica ricca e variegata.

Dove inserire il pavimento alla veneziana.

Il pavimento alla veneziana è perfetto per risaltare l’ingresso della vostra casa,  rendendolo elegante e luminoso, e garantendo una certa facilità nelle pulizie; in cucina assicurerà un ambiente igienico, moderno e dal sapore antico allo stesso tempo; nella zona living sarà in grado di plasmare l’ambiente dividendolo in zone diversificate, sposandosi benissimo con pavimenti in legno o grès, per assicurare un effetto glam e raffinato; infine in bagno potrà rappresentare il rivestimento perfetto non solo per il pavimento ma anche per le pareti, donando un aspetto contemporaneo e ricercato.

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Bonus infissi 2024: quello che c’è da sapere.

Bonus infissi 2024: quello che c’è da sapere.

Anche per il 2024 viene confermato il bonus infissi, una detrazione fiscale prevista per la sostituzione di serramenti e finestre.

È un’ottima risorsa per chiunque desideri rinnovare la propria abitazione, sia dal punto di vista estetico che dell’efficienza energetica.

Grazie a degli infissi nuovi e migliori è possibile infatti ottimizzare l’isolamento acustico e termico, nonché contenere notevolmente i consumi energetici.

La proroga del governo durerà fino a dicembre 2024, anche se con alcune restrizioni: l’aliquota è stata ridotta dal 75% al 50% e non si potrà richiedere il bonus barriere architettoniche per questo scopo, ma solo per interventi riguardanti servoscala, rampe, scale, piattaforme elevatrici ed ascensori.

Una detrazione ancora del 75% è consentita solo nei casi in cui si siano già iniziati i lavori oppure sussista un accordo con il fornitore degli infissi, sulla base di un acconto versato entro la fine del 2023.

Quest’anno quindi le agevolazioni per la sostituzione degli infissi dipendono da tre bonus: bonus sicurezza, bonus casa ed Ecobonus.

Bonus sicurezza.

Può essere riconosciuto a coloro che sostituiscono inferriate, persiane, porte blindate, porte e tapparelle di sicurezza.

Chi ha diritto riceve una detrazione del 50% su una spesa massimo di 96.000 euro, detraibile in 10 anni.

Ecobonus infissi.

Questa agevolazione è prevista invece per incentivare l’efficientamento energetico degli edifici. Si tratta di una detrazione ad aliquota variabile, fino al 50% in dieci anni e fino ad una spesa massima di 120.000 euro per immobile. I requisiti da rispettare sono: sostituzione di infissi già esistenti, che delimitino un volume riscaldato verso l’esterno o verso vani non riscaldati; e l’edificio deve rientrare in specifici valori di trasmittanza termica.

Bonus casa.

Il bonus casa è riservato alle persone fisiche che realizzano interventi edilizi su un immobile. Dà diritto ad una detrazione del 50% sulle spese sostenute entro il 31 dicembre 2024 per la riqualificazione dell’immobile. Il tetto di spesa è posto a 96000 euro per immobile, per opere edilizie di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione.

Come si richiede?

Occorre presentare la necessaria documentazione all’Agenzia delle Entrate, insieme alla fattura o ricevuta fiscale inerente la sostituzione degli infissi. È molto importante conservare questa documentazione in caso di accertamenti futuri.

A chi è destinato?

Ne possono beneficiare le persone fisiche che possiedono o detengono immobili in Italia, i quali sono accatastati o in procinto di esserlo.

I nuovi infissi devono garantire un’efficienza energetica superiore rispetto ai precedenti, contribuendo ad un’ottimizzazione dell’isolamento acustico e termico. Non devono essere una nuova installazione ma solo una sostituzione.

È inoltre necessario verificare che la loro trasmittanza termica sia pari o superiore a 1.75, specie per la zona climatica C.

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Alcuni trucchi per ingrandire il bagno.

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Alcuni trucchi per ingrandire il bagno.

Adottare alcuni trucchi per ingrandire il bagno può essere una strategia fondamentale quando si parla di ristrutturare la propria casa. Spesso infatti le metrature della casa sono distribuite per esaltare al massimo l’ampiezza di altri spazi, a discapito di una zona che è comunque fondamentale, quella del bagno.

Il bagno viene adoperato quotidianamente come luogo funzionale e di comfort, come centro di cura della persona sia dal punto di vista estetico che del benessere psicofisico.

Se la luminosità è uno degli aspetti più importanti per avere un bagno accogliente, pratico e dall’effetto decisamente più spazioso, spesso può capitare che il bagno sia privo di finestre. In tal caso è bene pensare non solo alle fonti di luce artificiale più efficaci (faretti a Led da incasso o applique salvaspazio), ma anche a sistemi che garantiscano di arieggiare a sufficienza, scongiurando l’insorgere di muffa e la stagnazione di umidità e cattivi odori.

Di seguito alcune soluzioni per far apparire, in generale, il tuo bagno decisamente più spazioso.

Rivestimento.

Un primo sistema per ottenere un bagno luminoso è quello di scegliere un rivestimento in grado di riflettere la luce. Da questo punto di vista il bagno potrà tranquillamente essere progettato senza tener conto degli altri ambienti della casa e alle loro tonalità.

Gradazioni neutre e tenui come il bianco o il beige sono sicuramente da preferire, in sinergia con materiali specifici come il marmo o l’effetto marmo, in grado di garantire raffinatezza, ampiezza e luminosità.

Anche i rivestimenti con effetto pietra potranno essere una soluzione valida, decisamente più rustica.

Illuminazione di design.

Come visto sopra, gli elementi di illuminazione artificiale saranno fondamentali in generale e soprattutto se il bagno sarà privo di finestre,

Plafoniere e faretti da incasso saranno perfetti per ottenere un effetto di luce naturale, espansa in tutto l’ambiente. Si potrà inoltre completare il quadro con lampade da specchio ed in posizioni strategiche, in prossimità di mobili e lavandini.

Doccia a vetri.

Un altro escamotage molto efficace è quello di scegliere porte e pareti a vetro sia per la doccia che per la vasca: la loro trasparenza arricchirà l’ambiente di luminosità e di un effetto armonioso ed arioso. In base alle proprie esigenze il vetro potrà anche essere opaco o serigrafato.

Specchi.

Installare degli specchi in luoghi strategici e nelle giuste angolazioni, può rendere il proprio bagno ancora più luminoso, spazioso e di design.

Giochi di profondità, luci integrate, forme fantasiose e funzionalità di ingrandimento saranno tutte opzioni da dosare e scegliere sapientemente.

Piante.

Le piante sono un elemento molto importante da inserire nel tuo bagno, sia per la loro funzione decorativa che per i benefici psicofisici e di luminosità che apportano all’ambiente circostante.

Meglio scegliere piante che per caratteristiche cromatiche siano luminose e collocarle sulla parte più alta di mobili e ripiani, per riflettere ed espandere la luce.

È importante però valutare quali specie si addicano maggiormente ad un ambiente particolare come quello del bagno: meglio le piante adattabili all’umidità, come bambù, aloe, felce, edera inglese, begonia, sansevieria, menta e molte altre.

Con la loro azione purificatrice dell’aria, le piante assorbono sostanze nocive e rilasciano ossigeno, scongiurando i depositi di umidità, la formazione di muffe e migliorando notevolmente la sensazione di benessere psicofisico.

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Parete attrezzata: più spazio per il tuo soggiorno!

Parete attrezzata: più spazio per il tuo soggiorno!

Far guadagnare spazio al soggiorno spesso non è così semplice: aldilà della metratura originaria, si sono scelti magari elementi di arredo non proprio funzionali o comunque necessari ma ingombranti. Se non è possibile sacrificare o riposizionare nessuno di loro, occorre pensare ad una soluzione alternativa: una parete attrezzata può fare al caso vostro.

Si tratta di una soluzione perfetta per sfruttare davvero tutto lo spazio del vostro soggiorno (quello orizzontale e verticale di una o più pareti), riducendo gli ingombri e contribuendo a rendere la zona living originale e personalizzata. Basta inserire dei moduli componibili di diverse altezze e dimensioni.

In questo modo, la vostra parete attrezzata potrà ospitare fotografie, vasi, libri, cd, cimeli preziosi e/o artistici ed ogni elemento da voi prescelto.

Quali tipologie esistono?

Sul mercato sono disponibili numerosi tipi di pareti attrezzate, tanto che a volte risulta complicato scegliere quella più adatta alla propria living room.

La prima scelta da fare è tra parete fissa o modulare.

Nel primo caso abbiamo un mobile singolo fissato ad una parte e costituito, nella sua parte più bassa, da ante e cassetti, poi da un vano centrale (in cui si può collocare ad esempio la tv) ed infine delle mensole nella parte superiore, in cui disporre tutto il resto. È un modello particolarmente indicato per chi predilige classicità e tradizione.

Nel secondo caso invece si avranno vari mobili da disporre a piacimento nello spazio del soggiorno: un mobile basso per la tv, alcuni mobili contenitore, delle mensole. Qui la parola d’ordine è flessibilità, perfetta per pareti troppo strette o poca luce.

Si può fare un’ulteriore distinzione tra parete attrezzata a terra, semi sospesa o sospesa, che chiaramente si differenziano per la posizione delle loro componenti.

La parete attrezzata a terra poggia appunto sul pavimento con tutte le sue componenti, quella semi sospesa presenta componenti fissate al muro ed altre a terra ed infine quella sospesa è fissata alla parete con tutte le sue componenti.

Potrete sbizzarrirvi per quanto riguarda invece gli stili: le parete attrezzate si prestano ad essere inseriti in molti contesti diversi, dall’industrial chic allo scandinavo, dal classico al moderno.

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